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Maurizio Lodi. Nasco in un anno dispari del secolo scorso, fatto che mi che porta fortuna, e fin da piccolo sono stato afflitto da un difetto visivo, l’occhietto pigro, la cui cura costringe a una occlusione. Ero uno di quei bimbi con gli occhiali ed una ventosa su una delle due lenti.
Col senno di poi quella visione monoculare forse prelude a tutto il mio percorso lavorativo. Nel frattempo, come tutti i bambini divento molto goloso e anche questo è un segno da considerare.
Mio padre si dilettava in pittura e in fotografia, tra i tanti hobbies, ed io ho cominciato a fotografare con la sua Minolta srt 303, completamente manuale, formando le mie prime esperienze sull’oscar mondadori di Andreas Feininger, un grande maestro.
Quando studierò a 25 anni all’Istituto Europeo di Design, mi accorgerò che quel linguaggio era già mio.
Non ho iniziato con la fotografia di food ma con il settore farmaceutico, con Farmitalia, in particolare con un lavoro industriale con persone, assimilabile al corporate, come si chiama oggi.
Successivamente, tenendo ferma la formazione di fotografo di still life, ho lavorato per l’editoria tecnica nascente ( erano i tempi dei primi pc e del Macintosh ) che era all’avanguardia e usava il desktop publishing, l’impaginazione elettronica.
I miei primi contatti con il food si devono a Mondadori Libri Illustrati per cui ho realizzato diversi titoli, e a Nuova Cucina diretto da Stefano Lodi ( omonimo di mio fratello ) ma che strillava in copertina la direzione di Ugo Tognazzi.
Il lavoro nel food è particolare e mette a contatto e a confronto diverse professionalità. Si tratta infatti di organizzare fotografia, styling ( scelta della ambientazione ) e cucina ( affidata a persone che chiamiamo home economists o food stylists ) per ottenere appetitosità e consegnare alla vista un messaggio destinato al gusto.
Ho lavorato negli anni con tante testate editoriali, per lo più specializzate – Buono e Naturale, Buona Cucina di Pratica, Sale e Pepe, Cucina Moderna…- qualche femminile – Vera, Elle…- e progetti speciali – La Grande Cucina di Gianfranco Vissani per Repubblica…- dovendo interpretare oltre al cibo anche le riviste. Da ogni esperienza, e dagli incontri, ho tratto importanti insegnamenti, ed ho ringraziamenti da distribuire a colleghi, direttori di testata, art directors ed assistenti persone dalle quali ho cercato di imparare.
Ho affrontato con entusiasmo la rivoluzione digitale che ha ribaltato il mondo della professione fotografica all’inizio di questo secolo, e che considero un balzo in avanti che ha fornito al fotografo professionista un controllo totale sul risultato e strumenti creativi impensabili in precedenza.
Al momento fornisco servizi anche all’industria ( ricettari , web, punto vendita, catalogo ) e alla pubblicità, ed ho realizzato immagini per parecchie confezioni – Melegatti, Sammontana, Solleone, Giovanni Rana…- valendomi della esperienza accumulata in fotoritocco e postproduzione che gestisco internamente.
Sono stato anche attore del mercato di Stock / fotografia d’archivio, con Marka, che, come tutto, nel tempo è cambiato alla insegna della globalizzazione, e della condivisibilità.
Sono del parere che viviamo in momento particolare, anche professionalmente, che non riusciamo ad inquadrare e che , a volte si risolve in un atteggiamento malinconico. In realtà ritengo che si debbano cercare proprio ora occasioni da cogliere piuttosto che subire la recessione. Credo che sia necessario aprirsi a nuove collaborazioni ed a progetti ampi perchè la fotografia è esplosa e non può più vivere da sola senza considerare come viene fruita. Anche La narrazione del cibo si è arricchita di nuove possibilità e sarà tradotta per i nuovi sistemi ( basti pensare alla interattività, agli smartphones e ai tablets ).Antiche tecniche sono state ricuperate ( stop motion, time lapse ) ed è il momento, bellissimo, in cui la sperimentazione e la ricerca possono fare la differenza.

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